Un po’ di Gestalt

La Gestalt

La Gestalt-Forma rappresenta l’attitudine a organizzare le sensazioni elementari in figure emergenti da uno sfondo. Si ottiene, in questo modo, una figura dai contorni dettagliati, che affiora in maniera netta rispetto a uno sfondo indifferenziato, che in alcuni casi appare impercettibile. Consideriamo una serie di stimoli visivi fissi, distaccati tra loro da una manciata di secondi, che producono in noi la percezione di un solo elemento che si muove nello spazio. E’ un fenomeno che a tutti capita di percepire e sperimentare soprattutto quando si è in viaggio e si osserva un’immagine fuori dal finestrino del treno o dell’auto. Questo processo è stato descritto per la prima volta da Wertheimer, uno dei capisaldi della Gestalt, che lo definì fenomeno del Phi o della persistenza percettiva degli oggetti. Quindi, l’oggetto è percepito nella sua totalità prima delle singole parti da cui è composto. Si ottiene in questo modo una figura strutturata e organizzata che diventa l’unità di misura della percezione stessa, chiaramente in relazione all’ambiente in cui si è immersi. Famose in questo ambito sono le figure geometriche ambigue, il cubo di Necker, che varia a seconda di come è percepito dal soggetto, il vaso di Rubin o la donna di Leavitt, figure aperte (senza margini), che gli occhi sono in grado di percepire come chiuse (con i bordi uniti) ovvero nella loro totalità e non come costituite da parti aperte.

Da qui nascono una serie di leggi della percezione:

  • la pregnanza, secondo la quale quello che noi comunemente percepiamo è la migliore forma possibile dell’oggetto che appare ai nostri occhi. Lo scopo è riuscire a ottenere il massimo dell’informazione partendo da una struttura semplice;
  • la sovrapposizione, forme collocate sopra ad altre appaiono come delle figure su uno sfondo;
  • l’area occupata, l’area che presenta la minore estensione sarà individuata come figura;
  • il destino comune, parti che si muovono insieme sono organizzate come figura unitaria rispetto ad uno sfondo;
  • la buona forma, gli stimoli percettivi sono organizzati nella forma più coerente possibile;
  • la somiglianza, le parti affini sono percepite come unica figura;
  • la buona continuazione, se si ha un basso numero di interruzioni si ottiene la percezione di un’unica figura;
  • la chiusura, tutto ciò che mostra margini chiusi è percepito come figura unitaria.

Insomma, secondo la Gestalt la percezione non è preceduta da sensazione ma è un processo regolato da leggi innate, che scompongono il percetto in schemi atti a organizzare e a rilevare la figura nella sua totalità. Il percepito è qualcosa di diverso da una immagine che si forma sulla retina, per questo rientra in un sistema di significati più complessi presenti nel sistema nervoso centrale. Quindi, la percezione avviene in due fasi:

  1. analisi della forma;
  2. elaborazione cognitiva.

Riusciamo a vedere solo ciò che elaboriamo dopo averlo percepito e dotato di significato.

Kurt Lewin, diede un forte apporto teorico alla Gestalt, avvalendosi di una serie di informazioni provenienti dall’ambito della fisica per spiegare la relazione esiste tra individuo/ambiente. A tal proposito sviluppò la Teoria del Campo, secondo la quale ogni oggetto non può intendersi se non in relazione al contesto nel quale è incluso. Il campo è la realtà che ci circonda e in cui l’individuo si muove per raggiungere i propri obiettivi, mentre il campo percettivo è una sorta di cornice da cui emergono figure nuove, percepite dall’individuo come rilevanti per riuscire a perseguire i propri obiettivi o scopi. Quindi, uno stesso oggetto può assumere significati diversi a seconda del bisogno espresso dalla persona in quel preciso momento. Insomma, per Lewin sono i bisogni che determinano e sostanziano il percetto inserito in un campo.

La Teoria della Gestalt prese piede anche in Italia e i suoi maggiori esponenti furono Fabio Metelli, che svolse diversi studi sulla percezione visiva, producendo contributi di notevole valore scientifico che gli garantirono pubblicazioni su riviste internazionali, e Gaetano Kanizsa, noto per il fenomeno percettivo detto Triangolo di Kanizsa: immagine aperta da cui emerge un triangolo bianco che spicca dallo fondo, meno luminoso, come conseguenza dal contrasto figura – sfondo.